INTERVISTA A FRANCO NOCCHI TRA LA MUSICA E L’ORIENTE – ditutto.it

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In questo servizio ci accingiamo a conoscere un personaggio quantomeno… “particolare”. Docente universitario di “psicopedagogia dei gruppi” e di “medicina tradizionale cinese”, maestro di kung fu e di meditazione, musicista polistrumentista e cantautore: possono coesistere queste capacità, apparentemente così diverse e lontane tra loro, in un unico individuo? Sembrerebbe proprio di si, ma proviamo a chiederlo direttamente al personaggio in questione.

Allora, chi è Franco Nocchi?

Sono semplicemente un Viandante…un Viandante che muove il suo passo lungo le strade e le esperienze della Vita. Il “Viandante”, nell’antica cultura taoista, non è colui che transita da un luogo all’altro: è bensì un avventuriero dello Spirito, un essere che va alla ricerca della conoscenza di sé stesso seguendo Sentieri interiori ancor prima di quelli connotabili fisicamente. Quando ti predisponi in questo modo sei pronto ad assecondare il continuo flusso delle pressioni che la Vita naturalmente esercita su ogni Persona, muovi il passo lungo sentieri sempre nuovi e l’apertura a nuove e sempre diverse esperienze diventa così al tempo stesso l’obiettivo e lo strumento di lavoro del viaggio, restando pronto ad affrontare le difficoltà incontrate con centralità emozionale ed Armonia interiore.

Franco, ciò che dici è altamente suggestivo … ma resta comunque difficile capire come conciliare, ad esempio, l’utilizzo di due mani da pianista con quelle di un maestro di Kung Fu…

Si, tutto questo è difficile da capire perchè la società di oggi è ormai impostata sull’esaltazione delle specificità professionali e dell’iperspecializzazione; ma nella Cina dei tempi antichi (non in quella contemporanea: ormai buona parte degli orientali ed i cinesi in particolare sono diventati “più occidentali” di noi occidentali, dice sorridendo Franco, NDR) la ricerca della complementarietà degli opposti era il primario obiettivo del percorso di ogni Vita; e così, la formazione dei Monaci guerrieri prevedeva che la pratica delle Arti del Combattimento andasse di pari passo con la pratica delle Arti Gentili (yin, interiori): lo studio della Medicina, della Poesia, della Letteratura e della Musica andava dunque a “compensare” e mitigare gli aspetti eccessivamente yang (esteriori) sviluppati con lo studio, per l’appunto, delle tecniche di combattimento.

Allora hai iniziato a studiare musica contemporaneamente alla pratica delle Arti Marziali?

Ho iniziato a praticare Judo all’età di 4 anni (nel 1966) e, dopo un successivo periodo di pratica di Karate, nel 1974 conobbi colui che sarebbe da subito diventato il mio Maestro di Kung fu; fu proprio il mio Maestro Huang Wan De che mi disse: “Franco, tu sei un bravo combattente, ma non diventerai mai un bravo Guerriero se non inizi subito a mitigare gli aspetti più yang del tuo Essere …. studiando musica!!” Sinceramente, al tempo, non compresi il significato dell’indicazione del Maestro ma, per il rispetto, il senso di obbedienza e la stima incondizionata che nutrivo nei suoi confronti, decisi di dargli subito ascolto e da quel momento la musica diventò per me inseparabile compagna nel Sentiero di Vita; iniziai immediatamente a studiare pianoforte e, negli anni successivi, andai ad integrare la mia formazione musicale studiando anche batteria, chitarra, e sax.

Il concetto, a livello astratto, ora sembra più chiaro, ma resta un dubbio di carattere più pragmatico: attualmente dirigi una tua Scuola di Arti Marziali, tieni seminari e conferenze …e anche concerti…in tutta Italia; componi CD dei quali sei diventato anche il produttore; fai trattamenti di medicina tradizionale cinese e, dulcis in fundo, sei docente presso l’università di Pisa. Ma dove  trovi il tempo per fare, ma anche per “coltivare” e preparare tutte queste cose?

Uno dei postulati fondamentali della Medicina Tradizionale Cinese di origine taoista è quello della “Biotipicità Energetica”, un postulato che evidenzia come ogni individuo possieda delle caratteristiche energetiche ed organiche uniche e diverse da quelle di ogni altro individuo; la Biotipicità si manifesta nella persona attraverso alcuni precisi parametri: uno dei più importanti tra questi parametri è il picco di energia circadiana, il momento, cioè, in cui l’individuo raggiunge il massimo delle proprie energie.

io ho la fortuna di avere il mio picco massimo energetico tra le 3 e le 5 di mattina e questo fatto mi permette di dormire solo 3/4 ore al massimo per notte con la possibilità di offrire al mio intero sistema pieno recupero; e così vado a dormire sempre verso la mezzanotte/mezzanotte e 30 e mi sveglio tutte le mattine da ormai circa 30 anni alle 4  di mattina già pienamente attivo ed in grado di allenarmi, studiare, suonare: se ci pensiamo bene è come se, grazie a questa situazione, avessi vissuto 3 Vite in una.

E da cosa deriva la Biotipicità energetica?

E’ una qualità ereditaria: ogni Persona nasce con una sorta di serbatoio precostituito di Energia Vitale, il Chi (pronuncia ” CI’ “), che gli proviene dall’incontro delle energie dei genitori rafforzate o indebolite dalle energie naturali del giorno – o del periodo del concepimento. la biotipicità è un elemento compreso in questa eredità e si può calcolare partendo dalla data e dall’orario di nascita della persona e dagli stessi dati dei suoi genitori.

Ma questa Energia ereditaria può essere aumentata dall’individuo? e, se si, in che modo?

Lo “Yuan Chi” (il “Chi della fonte”, pronuncia “iuèn cì”) non può essere aumentato: all’individuo resta solo la possibilità di ottimizzarne il consumo, tenendo presente che lo svuotamento del serbatoio sancisce in modo naturale la fine della Vita terrena. Per ottimizzare il consumo dello Yuan Chi, gli Antichi Maestri utilizzavano tecniche psico-corporee particolari (meditazione, chi kung, tai chi chuan,ecc) ed adottavano un’alimentazione sana ed una respirazione corretta basata prevalentemente sull’utilizzo del diaframma  e della piena consapevolezza nell’atto respiratorio.

E l’energia in che modo influenza l’attività del corpo?

La Persona vive nella continua interazione di 4 “sfere”: corporea, energetica, psicoemozionale e spirituale. Queste 4 sfere sono indipendenti ma al tempo stesso in continua interdipendenza l’una rispetto all’altra. ogni malattia ha  origine dal disequilibrio della sfera psicoemozionale e, in seconda battuta, di quella energetica; questi squilibri si manifestano solo successivamente nella patologia a livello della sfera corporea. La sfera energetica è come il “ponte” tra la sfera corporea e quella psicoemozionale: la circolazione del Chi nell’Uomo è continua ed è garantita da un sistema di 12 canali ordinari e di 8 canali straordinari; quando emerge la malattia, questi canali stanno funzionando male determinando uno squilibrio circolatorio energetico e detto squilibrio può essere ristabilito da un bravo terapista mediante opportuni interventi sui punti di accesso all’energia, i punti dell’agopuntura, per capirsi.

Hai detto che la matrice della Medicina Tradizionale Cinese è quella taoista e che le Arti Marziali hanno origine dalle stesse radici; in più è noto il tuo impegno, anche attraverso diversi concerti, a sostegno della causa  del popolo tibetano.  Ma questo ultimo CD che presenti, il primo in veste di cantautore, mette in risalto la tua Fede cristiana: come si può conciliare, allora, la Fede cristiana con il taoismo ed il buddismo tibetano?

Il discorso è abbastanza articolato e non è semplice semplificarlo: sicuramente ogni passo come Viandante sulle strade della Vita è mosso dalla Fede cristiana; il buddismo e soprattutto il taoismo mi hanno dato alcuni strumenti che mi sono serviti per ottimizzare il mio perrcorso di Fede. ad esempio le tecniche di meditazione profonda del taoismo servono ad acquisire quella centralità di intenti che risulta esser funzionale per vivere più pienamente e profondamente ogni preghiera.

A proposito di Fede, tu hai composto la canzone “Amico Papa”, l’unica canzone al mondo che contiene, in ben 3 passaggi, la voce di Papa Francesco…..

Si, “Amico Papa” è un brano nato per omaggiare con cuore sincero la grandezza del Santo Padre; in modo piacevolmente inaspettato ha ottenuto il visto e l’autorizzazione  della Libreria Editrice Vaticana, di Radio Vaticana e dell’Osservatore Romano. Tutti i proventi derivanti dalle vendite della canzone sono stati e saranno destinati a sostenere il reparto oncoematologico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il brano “Amico Papa”, da me cantato, è già da qualche mese in commercio, sta per essere proposta la versione in inglese ed in spagnolo e, soprattutto, è notizia di questi ultimi giorni che un grande interprete della musica italiana dovrebbe a breve cantarlo.

E sulla scia del successo di “Amico Papa” hai proposto un altro singolo finalizzato alla solidarietà, “Anche se non so volare”….una canzone con un testo che è veramente molto forte…

Si, “Anche se non so volare” è un brano che attraversa la sofferenza in tutte le sue manifestazioni, e parla del rapporto che la persona sofferente tende ad intraprendere con Dio o, nel caso di un ateo, con un senso ateistico di “Giustizia universale”. quando una grave malattia, una disgrazia, un lutto, un’ingiustizia sociale ci tocca personalmente o colpisce qualcuno tra coloro che amiamo, istintivamente tendiamo a vivere l’evento come una sorta di ingiustizia nell’ordine delle cose: “ma perchè è successo proprio a me?”.Inoltre, ogni persona di buona volontà e di buon cuore non può non rimanere sconcertata, o quanto meno perplessa e intimorita, di fronte alla constatazione che la società in cui viviamo sembra essere sempre più in preda a manifestazioni del male: “ma perchè succedono certe cose?” ci domandiamo quando veniamo a conoscenza di bambini che muoiono o che addirittura vengono assassinati, di casi di pedofilia, di omicidi, di sorprusi perpretati a danno dei deboli, di violenza in genere. Se la persona non credente ma comunque di buon cuore – continua l’artista – sicuramente non può quindi non sentirsi turbata di fronte a queste atrocità, un cristiano può anche avere la sensazione di sentirsi abbandonato dal Signore (“come può Dio permettere che succeda questo?”), e questo senso di abbandono può crescere fino al punto di arrivare a mettere in dubbio l’esistenza stessa di Dio. Ma questa canzone – afferma ancora Franco – vuole essere certamente un grido di denuncia verso tutte le atrocità espresse dalla società del terzo millennio, ma vuole fondamentalmente costituire un messaggio universale, un messaggio rivolto quindi a ogni Persona di buon cuore, cristiana o atea che sia, affinchè sia sempre consapevole che in ogni episodio della Vita la via del bene è sempre e comunque possibile, e che questa Via deve essere perseguita con fiducia e indicata a ogni persona che quotidianamente incontriamo sul nostro cammino: fare e comunicare il Bene, che sia in senso cristiano o nel senso più ateistico possibile, è l’unica opzione attivabile per riuscire a condurre la nostra Vita stessa e la nostra società verso un futuro migliore, e questo al di là dei fisiologici momenti di sconforto che possiamo attraversare di fronte alle difficoltà. E, in assoluta soluzione di continuità con gli obiettivi benefici verso cui cerco sempre di indirizzare la mia musica,  l’intero ricavato della vendita di “Anche se non so volare” sarà finalizzato a sostenere la Fondazione-onlus “ARCO” (www.fondazionearco.org), una fondazione nata nel 2004  su iniziativa del Professor Alfredo Falcone ( responsabile del Polo Oncologico dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa) per sostenere la ricerca in oncologia, nella consapevolezza che solo la ricerca può migliorare la conoscenza delle malattie tumorali ed il loro trattamento.

Sembra che il rapporto tra musica e solidarietà sia sempre presente nelle tue iniziative…è stato sempre così?

Negli ultimi anni certamente si: ho vissuto un’intensa esperienza musicale nda ragazzo, nel decennio tra il 1980 ed il 1990, componendo colonne sonore per musical, suonando in varie band (tra le quali spicca quella che accompagnò nel 1984 e 1985  Paolo Mengoli in tour) ed incidendo 45 giri con la WEA, una delle ancora oggi più grandi “Major” discografiche. Poi, per grandi delusioni – più umane che tecnico/musicali – patite, decisi nel 1992 di chiudere in me stesso… e tra le mura domestiche… la creatività musicale… e ciò fino al momento in cui, nel 2011, mio Padre, che lasciò questa Vita nel 1984, mi è apparso (..non in sogno – tiene a precisare Franco – ma proprio “fisicamente”…) fischiettandomi di continuo 2 terzine (..sei note..) e  dicendomi più volte che “dovevo fare il musicista”. Quella stessa notte, a partire da quelle 6 note, composi il brano “Ricordi di una passeggiata con mio Padre” e, soprattutto, da quel momento è nata la spinta energetica che ha portato alla composizione dei brani musicali che andranno a costituire l’ordito del mio primo cd : “Viandante tra le note”. Ed è con questo cd che il rapporto musica/solidarietà diventa per me un obiettivo essenziale del mio sentiero di Vita: nel 2012  parte un minitour chiamato “Tai Chi Blues for Africa”, con l scopo di sostenere il il “progetto Harambee” raccogliendo i fondi necessari alla  costruzione di un centro sportivo che promuova lo sport e la salute a Nyandiwa (Kenia); Nel 2013 registro il mio secondo cd “Abbracciare l’Impermanenza” e proseguo l’azione di solidarietà in una serie di concerti chiamati “Tai Chi Blues for Tibet” e questo per dare un concreto contributo di solidarietà al popolo tibetano ma anche per mettere in atto un’opera di informazione e sensibilizzazione sul vero e proprio genocidio perpetrato dalla Cina ai danni , per l’appunto, dei tibetani. Ogni concerto è una vera e propria rappresentazione di Arte varia: danza, poesia, pittura, recitazione, arti marziali, gocce di saggezza buddista e taoista…e parole che invitano con semplicità e profondità alla riflessione sulle tematiche costitutive di ogni percorso di Vita indicando come il Bene sia l’unica opzione da scegliere e praticare quotidianamente da ogni Persona per avere la possibilità di forgiare un mondo migliore.

Ed è per questo scopo che viene prodotto il video “il Volo dell’Anima”?

Si, sempre nel 2013 ho pubblicato questo singolo che è stato distribuito dalla “Don’t Worry Records”, primaria etichetta discografica italiana, che tra gli altri ha prodotto Giorgia, Nek, Fabrizio Moro. “Il Volo dell’Anima” lancia un messaggio sociale ben preciso: compito principale di ognuno di noi dovrebbe essere quello di aiutare quotidianamente gli altri, soprattutto i più deboli ed i meno fortunati, nella consapevolezza che spesso basta veramente poco per aiutare “il volo” delle altre persone: rispetto, compassione, gentilezza, educazione, predisposizione all’ascolto, disponibilità a sacrificare un po’ di tempo per metterlo a disposizione di qualcun altro. Ma se, comunque, proprio non riusciamo o non vogliamo essere d’aiuto all’alterità, cerchiamo almeno di fare in modo che le nostre traiettorie non danneggino nessun’altra Anima in volo nel Cielo della Vita…..ricordando che, in ogni situazione, c’è sempre una traiettoria per evitare uno scontro.

Nel 2014 vengono poi vengono realizzati i 2 progetti “Amico Papa” e “Anche se non so volare” dei quali abbiamo già parlato. Nel 2015 hai proposto un doppio Cd che sembra segnare una svolta nel tuo percorso artistico…

“Anche se non so volare..il mondo…cambierà” è un doppio cd che contiene 26 brani di cui 16 inediti e 10 dei brani contenuti già nei primi 2 cd. ma soprattutto contiene 15 brani in “versione cantautore”e tra questi ce ne sono 6 che costituiscono un’anteprima di un’opera che sto terminando di comporre in questi giorni e che spero di presentare entro la fine del 2015. altra caratteristica importante di questo doppio cd è che, per vari motivi che mi hanno costretto a fare “di necessità virtù”, mi sono dovuto rapidamente attrezzare per una registrazione casalinga ed autonoma cercando di destreggiarmi (partendo da zero) meglio che potevo (soprattutto in relazione al tempo limitato a disposizione: ho registrato tutto il CD in poco più di un mese ) nell’utilizzo dei software e delle nozioni basilari di home recording. Il risultato è, forse, quello di un CD abbastanza lontano dalla perfezione sonora a cui l’industria musicale ci ha ormai abituato ma sicuramente genuino e “vero”: e devo dire che il risultato finale di questo lavoro mi rende sinceramente soddisfatto, prima di tutto proprio per le difficoltà che ho dovuto affrontare e superare e poi perchè la scelta forzata della “registrazione casalinga” mi ha permesso di registrare ogni brano nel  pieno rispetto dell’ispirazione “del momento” (generalmente, nel mio caso, in piena notte: tutte le tracce di voce e di pianoforte sono praticamente quelle nate “di getto”….) senza dover sottostare ad orari e ritmi che qualsiasi altro ambiente e/o collaboratore mi avrebbe giustamente imposto.

C’è un brano del tuo ultimo Cd a cui sei affezionato in modo particolare?

A parte “Amico Papa” e “Anche se non so volare”, che sono i 2 brani “guida” del CD, sicuramentre sono molto legato alla parte più “operistica”; 3 brani su tutti: “Profumo di lavanda”, “finchè Morte non ci separi” e “per sempre ti amerò”. altri brani per me particolarmente significativi sono: “Ma perchè”, in cui cerco di far emergere la necessità sociale di rivolgere maggior attenzione ed Amore al popolo delle persone anziane;  “La forza della Pace”, un dialogo in prima persona fra Dio e l’umanità, in cui sono contenute le voci di Papa Francesco, del Dalai Lama e del Presidente Obama;  “Cambierà”, canto di fiducia nella possibilità di cambiare questo mondo malato investendo quotidianamente piccoli gesti di attenzione verso l’alterità…soprattutto verso i più deboli ed i più bisognosi; “Anima Bella”, un vero e proprio inno contro l’aborto..che prende spunto dalla storia di una bambina che amo tanto e che è nata meravigliosa dopo esser stata ad un passo da una non-nascita che stava per essere  sentenziata da adulti ciechi ed irresponsabili; “Quando me ne andrò”, che affronta un argomento che in genere tutti evitano: la Morte. ma questa è una canzone che per me rappresenta un inno alla Vita perchè la Morte non è MAI fine, ma solamente trasformazione…e quindi è “solo” l’inizio di nuova Vita….e prendere consapevolezza di questo significa “imparare a morire” e, dunque, imparare a vivere..tanto nella Gioia quanto nel dolore: così facendo, in qualunque momento la Morte decida di bussare alla nostra porta, ci troverà pronti e sereni….

Hai già presentato il tuo CD in un concerto, vero?

Si, il 24 febbraio a Livorno c’è stato il primo concerto di “Anche se non so volare tour 2015”. il 16 ed il 17 maggio sarò a Genova con due mini live all’interno del prestigioso scenario della Fiera Internazionale della Musica e con un seminario sulla gestione delle emozioni prima della performance; e proprio in quell’occasione, a Genova, renderò note le altre tappe dell’ “Anche se non so volare tour 2015”

A conclusione di questa intervista, c’è qualcosa che vuoi ancora dire ai nostri lettori?

Vorrei invitare tutti a seguirmi sul mio nuovo sito www.franconocchi.com per restare aggiornati sugli appuntamenti e sui momenti di incontro che il mio Sentiero andrà a prospettare. ma soprattutto vorrei ancora una volta mettere l’accento sulla necessità di seminare il Bene quotidianamente, quel Bene che costa veramente poco o nulla, fatto di piccoli gesti giornalieri di attenzione, rispetto e volontà di evitare lo scontro; e prima o poi arriva il momento in cui quel Bene ci tornerà indietro moltiplicato, a vantaggio di noi stessi, delle persone che amiamo e della società intera.

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